Omelie anni 2001-2005

CAPPELLA PAPALE PER LA BEATIFICAZIONE DI SEI SERVI DI DIO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

II Domenica di Pasqua, 27 aprile 2003

1. “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia” (Sal 117,1). Così canta la Chiesa oggi, in questa seconda domenica di Pasqua, Domenica della Divina Misericordia. Nel Mistero pasquale si rivela appieno il consolante disegno salvifico dell’amore misericordioso di Dio, del quale sono testimoni privilegiati i Santi e i Beati del Paradiso.

Per una provvidenziale coincidenza, ho la gioia di elevare agli onori degli altari sei nuovi Beati proprio in questa Domenica in cui celebriamo la “Divina misericordia”. In ciascuno di essi, in maniera diversa, si è manifestata la tenera e sorprendente misericordia del Signore: Giacomo Alberione, presbitero, fondatore della Famiglia Paolina; Marco d’Aviano, presbitero, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; Maria Cristina Brando, vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato; Eugenia Ravasco, vergine, fondatrice della Congregazione delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria; Maria Domenica Mantovani, vergine, cofondatrice dell’Istituto Piccole Suore della Sacra Famiglia; Giulia Salzano, vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore.

2. “Questi (segni) sono stati scritti… perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,31). La Buona Novella è un messaggio universale destinato agli uomini di tutti i tempi. Esso è diretto personalmente a ciascuno e chiede di essere tradotto in vita vissuta. Quando i cristiani diventano “vangeli viventi”, si trasformano in “segni” eloquenti della misericordia del Signore e la loro testimonianza raggiunge più facilmente il cuore delle persone. Quali docili strumenti nelle mani della Provvidenza divina, incidono profondamente nella storia. Così è avvenuto per questi sei nuovi Beati, che provengono dalla cara Italia, terra feconda di santi.

3. Il beato Giacomo Alberione intuì la necessità di far conoscere Gesù Cristo, Via Verità e Vita, “agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo” – come amava dire – , e si ispirò all’apostolo Paolo, che definiva “teologo e architetto della Chiesa”, rimanendo sempre docile e fedele al Magistero del Successore di Pietro, “faro” di verità in un mondo spesso privo di saldi riferimenti ideali. “Ad usare questi mezzi ci sia un gruppo di santi”, soleva ripetere questo apostolo dei tempi nuovi.

Quale formidabile eredità egli lascia alla sua Famiglia religiosa! Possano i suoi figli e le sue figlie spirituali mantenere inalterato lo spirito delle origini, per corrispondere in modo adeguato alle esigenze dell’evangelizzazione nel mondo di oggi.

4. In un’epoca e in un contesto diversi rifulse per santità il beato Marco d’Aviano, nel cui animo ardeva il desiderio di preghiera, di silenzio e di adorazione del mistero di Dio. Questo contemplativo itinerante per le strade dell’Europa fu al centro di un vasto rinnovamento spirituale grazie ad una coraggiosa predicazione accompagnata da numerosi prodigi. Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l’unità dell’Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d’Aviano ricorda che la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane.

5. Sorprendente è quanto Iddio ha compiuto attraverso Maria Cristina Brando. La sua è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come “due rami che partono dallo stesso tronco”: l’amore di Dio e quello del prossimo. Il desiderio di prendere parte alla passione di Cristo viene come “travasato” nelle opere educative, finalizzate a rendere le persone consapevoli della loro dignità e ad aprirsi all’amore misericordioso del Signore.

6. Protesa interamente a diffondere l’amore ai Cuori di Cristo e di Maria fu la beata Eugenia Ravasco. Contemplando questi due Cuori, Ella si appassionò al servizio del prossimo e consumò la vita con letizia per i giovani e i poveri. Seppe aprirsi con lungimiranza alle urgenze missionarie, con una speciale sollecitudine per i “lontani” dalla Chiesa.

L’espressione: “fare il bene per amore del Cuore di Gesù” e “bruciare del desiderio del bene degli altri, specialmente della gioventù”, ben sintetizza il suo carisma, che ha consegnato al suo Istituto.

7. Sulla medesima scia si colloca la beata Maria Domenica Mantovani. Questa degna figlia della terra veronese, discepola del beato Giuseppe Nascimbeni, si ispirò alla santa Famiglia di Nazaret per farsi “tutta a tutti”, sempre attenta alle necessità del “povero popolo”. Straordinario fu il suo modo di essere fedele in ogni circostanza sino all’ultimo respiro alla volontà di Dio, dal quale si sentiva amata e chiamata. Che bell’esempio di santità per ogni credente!

8. Che dire, poi, della beata Giulia Salzano? Precorrendo i tempi, fu un’apostola della nuova evangelizzazione, nella quale unì l’azione apostolica alla preghiera, offerta senza sosta specialmente per la conversione delle persone “indifferenti”.

Questa nuova Beata ci incoraggia a perseverare nella fede e a non perdere mai la fiducia in Dio, che tutto opera. Chiamati ad essere gli apostoli dei tempi moderni, possano i credenti ispirarsi anche alla beata Giulia Salzano “per infondere in tante creature la carità immensa di Cristo”.

9. “Eterna è la misericordia di Dio!”, che risplende in ciascuno dei nuovi Beati. Attraverso di loro Iddio ha realizzato grandi meraviglie! Davvero eterna, o Signore, è la tua misericordia! Tu non abbandoni chi a Te ricorre. Insieme a questi nuovi Beati con filiale fiducia ti ripetiamo: Gesù, confido in Te!

Aiutaci, Maria, Madre della Misericordia, a proclamare con la nostra esistenza che “eterna è la misericordia di Dio”. Ora e sempre. Amen! Alleluia!

XXV ANNIVERSARIO DI PONTIFICATO

OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 16 ottobre 2003

Saluto introduttivo dell’Em.mo Card. Joseph Ratzinger

1. “Misericordias Domini in aeternum cantabo – Canterò senza fine le misericordie del Signore…” (cfr Sal 88, 2). Venticinque anni fa ho sperimentato in modo particolare la divina misericordia. Nel Conclave, attraverso il Collegio Cardinalizio, Cristo ha detto anche a me, come un tempo a Pietro sul Lago di Genezaret: “Pasci le mie pecorelle” (Gv 21,16).

Sentivo nella mia anima l’eco della domanda rivolta allora a Pietro: “Mi ami tu? Mi ami più di costoro…?” (cfr Gv 21,15-16). Come potevo, umanamente parlando, non trepidare? Come poteva non pesarmi una responsabilità così grande? E’ stato necessario ricorrere alla divina misericordia perché alla domanda: “Accetti?” potessi rispondere con fiducia: “Nell’obbedienza della fede, davanti a Cristo mio Signore, affidandomi alla Madre di Cristo e della Chiesa, consapevole delle grandi difficoltà, accetto”.

Oggi, cari Fratelli e Sorelle, mi è gradito condividere con voi un’esperienza che si prolunga ormai da un quarto di secolo. Ogni giorno si svolge all’interno del mio cuore lo stesso dialogo tra Gesù e Pietro. Nello spirito, fisso lo sguardo benevolo di Cristo risorto. Egli, pur consapevole della mia umana fragilità, mi incoraggia a rispondere con fiducia come Pietro: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo” (Gv 21,17). E poi mi invita ad assumere le responsabilità che Lui stesso mi ha affidato.

2. “Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,11). Mentre Gesù pronunciava queste parole, gli Apostoli non sapevano che parlava di se stesso. Non lo sapeva nemmeno Giovanni, l’apostolo prediletto. Lo comprese sul Calvario, ai piedi della Croce, vedendolo offrire silenziosamente la vita per “le sue pecore”.

Quando venne per lui e per gli altri Apostoli il tempo di assumere questa stessa missione, allora si ricordarono delle sue parole. Si resero conto che, soltanto perché aveva assicurato che sarebbe stato Lui stesso ad operare per mezzo loro, essi sarebbero stati in grado di portare a compimento la missione.

Ne fu ben consapevole in particolare Pietro, “testimone delle sofferenze di Cristo”(1 Pt 5,1), che ammoniva gli anziani della Chiesa: “Pascete il gregge di Dio che vi è affidato” (1 Pt 5, 2).

Nel corso dei secoli i successori degli Apostoli, guidati dallo Spirito Santo, hanno continuato a radunare il gregge di Cristo e a guidarlo verso il Regno dei cieli, consapevoli di poter assumere una così grande responsabilità soltanto “per Cristo, con Cristo e in Cristo”.

Questa medesima consapevolezza ho avuto io quando il Signore mi chiamò a svolgere la missione di Pietro in questa amata città di Roma e al servizio del mondo intero. Sin dall’inizio del pontificato, i miei pensieri, le mie preghiere e le mie azioni sono state animate da un unico desiderio: testimoniare che Cristo, il Buon Pastore, è presente e opera nella sua Chiesa. Egli è in continua ricerca di ogni pecora smarrita, la riconduce all’ovile, ne fascia le ferite; cura la pecora debole e malata e protegge quella forte. Ecco perché, sin dal primo giorno, non ho mai cessato di esortare: “Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!”. Ripeto oggi con forza: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” Lasciatevi guidare da Lui! Fidatevi del suo amore!

3. Iniziando il mio pontificato chiesi: “Aiutate il Papa e quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!”. Mentre con voi rendo grazie a Dio per questi venticinque anni, segnati interamente dalla sua misericordia, sento un particolare bisogno di esprimere la mia gratitudine anche a voi, Fratelli e Sorelle di Roma e del mondo intero, che avete risposto e continuate a rispondere in vari modi alla mia richiesta di aiuto. Dio solo sa quanti sacrifici, preghiere e sofferenze sono stati offerti per sostenermi nel mio servizio alla Chiesa. Quanta benevolenza e sollecitudine, quanti segni di comunione mi hanno circondato ogni giorno. Il buon Dio ricompensi tutti con larghezza! Vi prego, carissimi Fratelli e Sorelle, non interrompete questa grande opera d’amore per il Successore di Pietro. Ve lo chiedo ancora una volta: aiutate il Papa, e quanti vogliono servire Cristo, a servire l’uomo e l’umanità intera!

4. A Te, Signore Gesù Cristo,

unico Pastore della Chiesa,

offro i frutti di questi venticinque anni di ministero

al servizio del popolo che mi hai affidato.

Perdona il male compiuto e moltiplica il bene:

tutto è opera tua e a Te solo è dovuta la gloria.

Con piena fiducia nella tua misericordia,

Ti ripresento, oggi ancora, coloro che anni fa

hai affidato alle mie cure pastorali.

Conservali nell’amore, radunali nel tuo ovile,

prendi sulle tue spalle i deboli,

fascia i feriti, abbi cura dei forti.

Sii Tu il loro Pastore, affinché non si disperdano.

Proteggi la diletta Chiesa che è in Roma

e le Chiese del mondo intero.

Pervadi con la luce e la potenza del tuo Spirito

quanti hai posto a capo del tuo gregge:

adempiano con slancio la loro missione

di guide, maestri e santificatori,

nell’attesa del tuo ritorno glorioso.

Ti rinnovo, per le mani di Maria, Madre amata,

il dono di me stesso, del presente e del futuro:

tutto si compia secondo la tua volontà.

Pastore Supremo, resta in mezzo a noi,

perché possiamo con Te procedere sicuri,

verso la casa del Padre. Amen!

VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DEDICAZIONE DEL SANTUARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Kraków-Łagiewniki Sabato, 17 agosto 2002

“O inconcepibile ed insondabile Misericordia di Dio, Chi Ti può adorare ed esaltare in modo degno? O massimo attributo di Dio Onnipotente, Tu sei la dolce speranza dei peccatori” (Diario, 951 – ed. it. 2001, p. 341).

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Ripeto oggi queste semplici e sincere parole di Santa Faustina, per adorare assieme a lei e a tutti voi il mistero inconcepibile ed insondabile della misericordia di Dio. Come lei, vogliamo professare che non esiste per l’uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio. Desideriamo ripetere con fede: Gesù, confido in Te!

Di questo annuncio, che esprime la fiducia nell’amore onnipotente di Dio, abbiamo particolarmente bisogno nei nostri tempi, in cui l’uomo prova smarrimento di fronte alle molteplici manifestazioni del male. Bisogna che l’invocazione della misericordia di Dio scaturisca dal profondo dei cuori pieni di sofferenza, di apprensione e di incertezza, ma nel contempo in cerca di una fonte infallibile di speranza. Perciò veniamo oggi qui, nel Santuario di Łagiewniki, per riscoprire in Cristo il volto del Padre: di Colui che è “Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione” (2 Cor 1, 3). Con gli occhi dell’anima desideriamo fissare gli occhi di Gesù misericordioso per trovare nella profondità di questo sguardo il riflesso della sua vita, nonché la luce della grazia che già tante volte abbiamo ricevuto, e che Dio ci riserva per tutti i giorni e per l’ultimo giorno.

2. Stiamo per dedicare questo nuovo tempio alla Misericordia di Dio. Prima di questo atto voglio ringraziare di cuore coloro che hanno contribuito alla sua costruzione. Ringrazio in modo speciale il Cardinale Franciszek Macharski, che tanto si è adoperato per questa iniziativa, manifestando la sua devozione alla Divina Misericordia. Con affetto abbraccio le Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia e le ringrazio per la loro opera di diffusione del messaggio lasciato da Santa Suor Faustina. Saluto i Cardinali e i Vescovi della Polonia, con a capo il Cardinale Primate, nonché i Vescovi provenienti da varie parti del mondo. Mi rallegra la presenza dei sacerdoti diocesani e religiosi nonché dei seminaristi.

Saluto di cuore tutti i partecipanti a questa celebrazione, e, in modo particolare, i rappresentanti della Fondazione del Santuario della Divina Misericordia che ne ha curato la costruzione, e le maestranze delle varie imprese. So che molti qui presenti hanno con generosità sostenuto materialmente questa costruzione. Prego Dio perché ricompensi la loro magnanimità e il loro impegno con la sua benedizione!

3. Fratelli e Sorelle! Mentre dedichiamo questa nuova chiesa, possiamo porci la domanda che travagliava il re Salomone, quando stava consacrando come abitazione di Dio il tempio di Gerusalemme: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!” (1 Re 8, 27). Sì, a prima vista, legare determinati “spazi” alla presenza di Dio potrebbe sembrare inopportuno. Tuttavia bisogna ricordare che il tempo e lo spazio appartengono interamente a Dio. Anche se il tempo e tutto il mondo possono considerarsi il suo “tempio”, tuttavia ci sono tempi e luoghi che Dio sceglie, affinché in essi gli uomini sperimentino in modo speciale la sua presenza e la sua grazia. E la gente, spinta dal senso della fede, viene in questi luoghi, sicura di porsi veramente davanti a Dio presente in essi.

Con questo stesso spirito di fede sono giunto a Łagiewniki per dedicare questo nuovo tempio, convinto che esso sia un luogo speciale scelto da Dio per spargere la grazia della sua misericordia. Prego affinché questa chiesa sia sempre un luogo di annuncio del messaggio sull’amore misericordioso di Dio; un luogo di conversione e di penitenza; un luogo di celebrazione dell’Eucaristia, fonte della misericordia; un luogo di preghiera e di assidua implorazione della misericordia per noi e per il mondo. Prego con le parole di Salomone: “Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica. Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza dinanzi a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa… Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali dal luogo della tua dimora, nel cielo; ascolta e perdona!” (1 Re 8, 28-30).

4. “È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4, 23). Quando leggiamo queste parole del Signore Gesù nel Santuario della Divina Misericordia, ci rendiamo conto in modo tutto particolare che non ci si può presentare qui se non in Spirito e verità. È lo Spirito Santo, Consolatore e Spirito di Verità, che ci conduce sulle vie della Divina Misericordia. Egli, convincendo il mondo “quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Gv 16, 8), nello stesso tempo rivela la pienezza della salvezza in Cristo. Questo convincere quanto al peccato avviene in una duplice relazione alla Croce di Cristo. Da una parte lo Spirito Santo ci permette, mediante la Croce di Cristo, di riconoscere il peccato, ogni peccato, nell’intera dimensione del male, che in sé contiene e nasconde. Dall’altra lo Spirito Santo ci permette, sempre mediante la Croce di Cristo, di vedere il peccato alla luce del mysterium pietatis, cioè dell’amore misericordioso e indulgente di Dio (cfr Dominum et vivificantem, 32).

E così il “convincere quanto al peccato” diventa al tempo stesso un convincere che il peccato può essere rimesso e l’uomo può di nuovo corrispondere alla dignità di figlio prediletto di Dio. La Croce, infatti, “è il più profondo chinarsi della Divinità sull’uomo. La Croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo” (Dives in misericordia, 8). Questa verità verrà sempre ricordata dalla pietra angolare di questo Santuario, prelevata dal monte Calvario, in un certo modo dal di sotto della Croce sulla quale Gesù Cristo ha vinto il peccato e la morte.

Credo fermamente che questo nuovo tempio rimarrà per sempre un luogo dove le persone si presenteranno davanti a Dio in Spirito e verità. Verranno con la fiducia che assiste quanti umilmente aprono il cuore all’azione misericordiosa di Dio, a quell’amore che anche il più grande peccato non può sconfiggere. Qui, nel fuoco dell’amore divino, i cuori arderanno bramando la conversione, e chiunque cerca la speranza troverà sollievo.

5. “Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, per i peccati nostri e del mondo intero; per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero” (Diario, 476 – ed. it. p. 193). Di noi e del mondo intero… Quanto bisogno della misericordia di Dio ha il mondo di oggi! In tutti i continenti, dal profondo della sofferenza umana, sembra alzarsi l’invocazione della misericordia. Dove dominano l’odio e la sete di vendetta, dove la guerra porta il dolore e la morte degli innocenti occorre la grazia della misericordia a placare le menti e i cuori, e a far scaturire la pace. Dove viene meno il rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, occorre l’amore misericordioso di Dio, alla cui luce si manifesta l’inesprimibile valore di ogni essere umano. Occorre la misericordia per far sì che ogni ingiustizia nel mondo trovi il suo termine nello splendore della verità.

Perciò oggi, in questo Santuario, voglio solennemente affidare il mondo alla Divina Misericordia. Lo faccio con il desiderio ardente che il messaggio dell’amore misericordioso di Dio, qui proclamato mediante Santa Faustina, giunga a tutti gli abitanti della terra e ne riempia i cuori di speranza. Tale messaggio si diffonda da questo luogo nell’intera nostra amata Patria e nel mondo. Si compia la salda promessa del Signore Gesù: da qui deve uscire “la scintilla che preparerà il mondo alla sua ultima venuta” (cfr Diario, 1732 – ed. it. p. 568).

Bisogna accendere questa scintilla della grazia di Dio. Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace, e l’uomo la felicità! Affido questo compito a voi, carissimi Fratelli e Sorelle, alla Chiesa che è in Cracovia e in Polonia, e a tutti i devoti della Divina Misericordia che qui giungeranno dalla Polonia e dal mondo intero. Siate testimoni della misericordia!

6. Dio, Padre misericordioso, che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo, e l’hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore, Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo.

ChinaTi su di noi peccatori, risana la nostra debolezza, sconfiggi ogni male, fa’ che tutti gli abitanti della terra sperimentino la tua misericordia, affinché in Te, Dio Uno e Trino, trovino sempre la fonte della speranza.

Eterno Padre, per la dolorosa Passione e la Risurrezione del tuo Figlio, abbi misericordia di noi e del mondo intero!

Amen.

* * *

Parole del Santo Padre prima della Benedizione:

Alla fine di questa solenne liturgia desidero dire che molti dei miei ricordi personali sono legati a questo luogo. Venivo qui soprattutto durante l’occupazione nazista quando lavoravo nel vicino stabilimento Solvay. Ancora oggi ricordo la via che porta da Borek Fałęcki a Dębniki. La percorrevo tutti i giorni andando a lavorare in diversi turni, con le scarpe di legno ai piedi. Allora si portavano quelle. Come era possibile immaginare che quell’uomo con gli zoccoli un giorno avrebbe consacrato la basilica della Divina Misericordia a Łagiewniki di Cracovia?

Mi rallegro per la costruzione di questo bel tempio dedicato alla Misericordia Divina. Affido al Cardinale Macharski e a tutta l’Arcidiocesi di Cracovia e alle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia la cura materiale e soprattutto quella spirituale di questo santuario. Che questa collaborazione nell’opera della diffusione del culto di Gesù Misericordioso dia frutti benedetti nei cuori dei fedeli in Polonia e in tutto il mondo.

Dio Misericordioso benedica abbondantemente tutti i pellegrini che vengono e verranno qui in futuro.

Tratto da www.divinamisericordia.it

BEATIFICAZIONE DI 4 SERVI DI DIO:

Zygmunt Szczęsny Feliński; Jan Balicki; Jan Beyzym; Sancja Szymkowiak

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Parco di Błonie, Kraków

Domenica, 18 agosto 2002

“Questo è il mio comandamento:

che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Le parole del Signore Gesù, che abbiamo appena ascoltato, si iscrivono in modo particolare nel tema dell’odierna assemblea liturgica nei Blonia di Cracovia: “Dio ricco di misericordia”. Questo motto riassume in un certo modo tutta la verità sull’amore di Dio, che ha redento l’umanità. “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo” (Ef 2, 4-5). La pienezza di questo amore si è rivelata nel sacrificio della Croce. Infatti: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv15, 13). Ecco la misura dell’amore di Dio! Ecco la misura della misericordia di Dio!

Quando siamo coscienti di questa verità, ci rendiamo conto che l’invito di Cristo ad amare gli altri, come Egli ha amato noi, propone a tutti noi questa stessa misura. Ci sentiamo in un certo modo spinti ad offrire di giorno in giorno la nostra vita, usando misericordia verso i fratelli, avvalendoci del dono dell’amore misericordioso di Dio. Ci rendiamo conto che Dio, concedendoci misericordia, si attende che noi siamo testimoni della misericordia nel mondo di oggi.

2. L’invito a testimoniare la misericordia risuona con singolare eloquenza qui, nell’amata Cracovia, sovrastata dal Santuario della Divina Misericordia di Lagiewniki e dal nuovo tempio, che ieri ho avuto la gioia di consacrare. Qui, quest’invito risuona familiare, perché si richiama alla secolare tradizione della Città, di cui nota particolare è stata sempre la disponibilità ad aiutare i bisognosi. Non si può dimenticare che di questa tradizione fanno parte numerosi Santi e Beati – sacerdoti, persone consacrate e laici – che dedicarono la vita alle opere di misericordia. A partire dal Vescovo Stanislao, dalla Regina Edvige, da Giovanni da Kęty e da Piotr Skarga, fino a Fra’ Alberto, Angela Salawa e al Cardinale Sapieha, le generazioni dei fedeli di questa Città lungo i secoli si sono tramandate il retaggio della misericordia. Oggi questo retaggio è stato consegnato nelle nostre mani e non deve cadere nell’oblio.

Ringrazio il Cardinale Franciszek Macharski che, con le sue parole di saluto, ha voluto ricordarci questa tradizione. Sono riconoscente per l’invito a visitare la mia Cracovia e per l’ospitalità offertami. Saluto tutti i presenti, ad iniziare dai Cardinali e Vescovi, nonché coloro che partecipano a questa Eucarestia attraverso la radio e la televisione.

Saluto tutta la Polonia. Percorro idealmente il luminoso itinerario, con cui Santa Faustina Kowalska si è preparata ad accogliere il messaggio della misericordia – da Łódź, attraverso Warsavia, Płock, Vilnius, fino a Cracovia – ricordando anche quanti in questo itinerario hanno cooperato con l’Apostola della Misericordia. Desidero salutare i nostri ospiti. Rivolgo parole di saluto al Signor Presidente della Repubblica Polacca, al Signor Primo Ministro, nonché ai rappresentanti delle Autorità statali e territoriali. Abbraccio con il cuore i miei Connazionali, e particolarmente quelli colpiti dalla sofferenza e dall’infermità; quanti sono provati da molteplici difficoltà, i disoccupati, i senza tetto, le persone di età avanzata e in solitudine, le famiglie con più figli. Assicuro loro che sono spiritualmente vicino e li accompagno costantemente con la preghiera. Il mio saluto s’estende ai Connazionali sparsi nel mondo. Saluto di cuore anche i pellegrini qui convenuti da diversi Paesi d’Europa e del mondo. Un saluto particolare rivolgo ai Presidenti della Lituania e della Slovacchia qui presenti.

3. Dall’inizio della sua esistenza la Chiesa, richiamandosi al mistero della Croce e della Risurrezione, predica la misericordia di Dio, pegno di speranza e fonte di salvezza per l’uomo. Sembra, tuttavia, che oggi è particolarmente chiamata ad annunciare al mondo questo messaggio. Non può trascurare questa missione, se ad essa la chiama Dio stesso con la testimonianza di Santa Faustina.

Dio ha scelto per questo i nostri tempi. Forse perché il ventesimo secolo, nonostante indiscutibili successi in molti campi, è stato segnato, in modo particolare, dal “mistero dell’iniquità”. Con questa eredità di bene ma anche di male, siamo entrati nel nuovo millennio. Davanti all’umanità si aprono nuove prospettive di sviluppo e, nel contempo, pericoli finora inediti. Sovente l’uomo vive come se Dio non esistesse, e perfino mette se stesso al posto di Dio. Si arroga il diritto del Creatore di interferire nel mistero della vita umana. Vuole decidere, mediante manipolazioni genetiche, la vita dell’uomo e determinare il limite della morte. Respingendo le leggi divine e i principi morali, attenta apertamente alla famiglia. In vari modi tenta di far tacere la voce di Dio nel cuore degli uomini; vuol fare di Dio il “grande assente” nella cultura e nella coscienza dei popoli. Il “mistero dell’iniquità” continua a segnare la realtà del mondo.

Sperimentando questo mistero, l’uomo vive la paura del futuro, del vuoto, della sofferenza, dell’annientamento. Forse proprio per questo è come se Cristo, mediante la testimonianza di un’umile suora, fosse entrato nei nostri tempi per indicare chiaramente la fonte di sollievo e di speranza che si trova nell’eterna misericordia di Dio.

Bisogna far risuonare il messaggio dell’amore misericordioso con nuovo vigore. Il mondo ha bisogno di quest’amore. È giunta l’ora di far giungere il messaggio di Cristo a tutti: specialmente a coloro la cui umanità e dignità sembrano perdersi nel mysterium iniquitatis. È giunta l’ora in cui il messaggio della Divina Misericordia riversi nei cuori la speranza e diventi scintilla di una nuova civiltà: della civiltà dell’amore.

4. La Chiesa desidera annunziare instancabilmente questo messaggio, non solo con fervide parole, ma con una sollecita pratica della misericordia. Per questo ininterrottamente indica stupendi esempi di persone che, nel nome dell’amore di Dio e dell’uomo, “sono andate ed hanno portato frutto”. Oggi aggiunge a loro quattro nuovi Beati. Diversi sono i tempi nei quali essi sono vissuti, diverse sono le loro vicende personali. Li unisce, però, quel particolare tratto di santità che è la dedizione alla causa della misericordia.

Il Beato Sigismondo Felice Feliński, Arcivescovo di Varsavia, in un difficile periodo segnato dalla mancanza di libertà nazionale, ha invitato a perseverare nel servire generosamente i poveri, ad aprire istituzioni educative e strutture caritative. Egli stesso fondò nella Capitale un orfanotrofio e una scuola, che affidò alle cure della Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, da lui fondata nel 1857.

Dopo la caduta dell’insurrezione del 1863, guidato da sentimenti di misericordia verso i fratelli, difese apertamente i perseguitati. Il prezzo pagato per questa fedeltà è stata la deportazione all’interno della Russia, durata vent’anni. Anche lì continuò a ricordarsi delle persone povere e smarrite, mostrando loro grande amore, pazienza e comprensione. È stato scritto di lui che, “durante il suo esilio, oppresso da tutte le parti, nella povertà di preghiera, è rimasto sempre solo ai piedi della Croce, raccomandandosi alla Divina Misericordia”.

È un esempio di ministero pastorale, che oggi in modo speciale voglio affidare ai miei Fratelli nell’Episcopato. Carissimi, l’Arcivescovo Felinski sostiene i vostri sforzi per creare e mettere in atto un programma pastorale della misericordia. Questo programma costituisca il vostro impegno, nella vita della Chiesa anzitutto e poi, come necessario e opportuno, nella vita sociale e politica della Nazione, dell’Europa e del mondo.

Mosso da questo spirito di carità sociale, l’Arcivescovo Felinski si è impegnato profondamente nella difesa della libertà nazionale. Questo è necessario anche oggi, quando diverse forze, spesso guidate da una falsa ideologia di libertà, cercano di appropriarsi di questo terreno. Quando una rumorosa propaganda di liberalismo, di libertà senza verità e responsabilità, si intensifica anche nel nostro Paese, i Pastori della Chiesa non possono non annunciare l’unica e infallibile filosofia della libertà che è la verità della Croce di Cristo. Tale filosofia di libertà è strutturalmente legata alla storia della nostra nazione.

5. Il desiderio di portare la misericordia ai più bisognosi ha condotto il Beato Giovanni Beyzym – gesuita, grande missionario – nel lontano Madagascar, dove per amore di Cristo ha dedicato la sua vita ai lebbrosi. Servì giorno e notte coloro che vivevano emarginati ed estromessi dalla vita della società. Con le sue opere di misericordia a favore di persone abbandonate e disprezzate, ha dato una testimonianza straordinaria. Testimonianza prima risuonata a Cracovia, poi in Polonia e quindi fra i polacchi all’estero. Sono stati raccolti fondi per costruire l’ospedale intitolato alla Madonna di Czestochowa, che tutt’oggi esiste. Uno dei promotori di questo aiuto è stato il Santo Fratel Alberto.

Mi rallegro che questo spirito di solidarietà nella misericordia continui ad essere vivo nella Chiesa polacca; lo dimostrano le numerose opere di aiuto alle comunità colpite da catastrofi naturali in diverse regioni del mondo, come anche la recente iniziativa di acquisire la sovrapproduzione di cereali da destinare a chi soffre la fame in Africa. Spero che questa nobile idea possa realizzarsi.

L’opera caritatevole del Beato Giovanni Beyzym era iscritta nella sua missione fondamentale: portare il Vangelo a coloro che non lo conoscono. Ecco il più grande dono di misericordia: portare gli uomini a Cristo e permettere loro di conoscerne e gustarne l’amore. Perciò vi chiedo: pregate affinché nella Chiesa in Polonia nascano vocazioni missionarie. Sostenete ininterrottamente i missionari con l’aiuto e con la preghiera.

6. Dal servizio alla misericordia fu segnata la vita del Beato Giovanni Balicki. Da sacerdote egli ha avuto sempre un cuore aperto ai bisognosi. Il suo ministero di misericordia, oltre all’aiuto ai malati e ai poveri, si è espresso con particolare energia mediante il ministero del confessionale, pieno di pazienza e umiltà, sempre aperto a riavvicinare il peccatore pentito al trono della divina grazia.

Ricordandolo, vorrei dire ai sacerdoti e seminaristi: vi prego, Fratelli, non dimenticate che, in quanto dispensatori della Divina Misericordia, avete una grande responsabilità; ricordatevi pure che Cristo stesso vi conforta con la promessa tramandata attraverso Santa Faustina: “Dì ai miei sacerdoti che i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole, quando essi parleranno della mia sconfinata Misericordia e della compassione che ho per loro nel mio Cuore” (Diario, 1521 – ed. it. 2001, p. 504).

7. L’opera della misericordia ha tracciato l’itinerario della vocazione religiosa della Beata Sancja Giannina Szymkowiak, Suora “Serafica”. Già dalla sua famiglia ricevette un fervido amore al Sacro Cuore di Gesù, e in questo spirito fu piena di bontà verso tutti, specialmente verso i più poveri e bisognosi. Cominciò a recare aiuto ai poveri prima come membro del Sodalizio Mariano e dell’Associazione della Misericordia di San Vincenzo, per dedicarsi poi, abbracciata la vita religiosa, al servizio degli altri con più fervore. Accettò i tempi duri dell’occupazione nazista quale occasione per consacrarsi completamente ai bisognosi. Considerava la sua vocazione religiosa un dono della Divina Misericordia.

Salutando la Congregazione della Beata Vergine Maria Addolorata – le Suore “Serafiche” -, mi rivolgo a tutte le religiose e persone consacrate. La Beata Sancja sia il vostro esempio, la vostra patrona. Appropriatevi del suo testamento spirituale condensato in una semplice frase: “Se ci si dedica a Dio, bisogna donarsi fino a perdersi totalmente”.

8. Fratelli e Sorelle, contemplando le figure di questi Beati, voglio ricordare ancora una volta quanto ho scritto nell’Enciclica sulla Divina Misericordia: “L’uomo giunge all’amore misericordioso di Dio, alla sua misericordia, in quanto egli stesso interiormente si trasforma nello spirito di tale amore verso il prossimo” (Dives in misericordia, 14). Potessimo riscoprire su questa strada, sempre più profondamente, il mistero della Misericordia Divina, e viverlo quotidianamente!

Di fronte alle moderne forme di povertà che, come mi è noto, non mancano nel nostro Paese, è necessaria oggi – come l’ho definita nella lettera Novo millennio ineunte – una “fantasia della carità” nello spirito di solidarietà verso il prossimo, così che l’aiuto sia una testimonianza di “fraterna condivisione” (cfr n. 50). Non manchi questa “fantasia” agli abitanti di Cracovia e di tutta la nostra Patria. Essa tracci il programma pastorale della Chiesa in Polonia. Possa il messaggio della misericordia di Dio rispecchiarsi sempre nelle opere di misericordia dell’uomo!

C’è bisogno di questo sguardo d’amore per accorgersi del fratello accanto a noi, che con la perdita del lavoro, della casa, della possibilità di mantenere degnamente la famiglia e dare istruzione ai figli, sperimenta un senso di abbandono, smarrimento e sfiducia. C’è bisogno della “fantasia della carità” per poter aiutare un bambino trascurato materialmente e spiritualmente; per non volgere le spalle al ragazzo o alla ragazza irretiti nel mondo delle varie dipendenze o del crimine; per portare consiglio, consolazione, sostegno spirituale e morale a chi intraprende un combattimento interiore con il male. Non manchi la “fantasia” dove un bisognoso supplica: “Dacci oggi il pane nostro quotidiano”. Grazie all’amore fraterno, non manchi mai questo pane. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”(Mt 5, 7).

9. Durante il mio primo pellegrinaggio in Patria nel 1979, qui ai Blonia ho detto che “quando siamo forti dello Spirito di Dio, siamo anche forti della fede nell’uomo – forti della fede, della speranza e della carità – che sono indissolubili – e siamo pronti a rendere testimonianza alla causa dell’uomo di fronte a colui, al quale sta veramente a cuore questa causa”. Perciò vi ho chiesto: “Non disdegnate mai la Carità che è la cosa “più grande”, che si è manifestata attraverso la Croce, e senza la quale la vita umana non ha né radici né senso” (10.06.1979; Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, p. 1521-1522).

Fratelli e Sorelle, oggi ripeto questo invito: apritevi al dono più grande di Dio, al suo amore che, mediante la Croce di Cristo, si è manifestato al mondo quale amore misericordioso. Oggi, che viviamo in altri tempi, all’alba del nuovo secolo e millennio, continuate ad essere “pronti a rendere testimonianza alla causa dell’uomo”. Oggi, con tutta la forza, prego i figli e le figlie della Chiesa e gli uomini di buona volontà di non separare mai e poi mai la “causa dell’uomo” dall’amore di Dio. Aiutate l’uomo moderno a sperimentare l’amore misericordioso di Dio! Che nel suo splendore e calore salvi la sua umanità!

VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

400° ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE DEL SANTUARIO

DELLA PASSIONE DI GESÙ E DELLA MADONNA ADDOLORATA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Basilica di Kalwaria Zedrzydowska

Lunedì, 19 agosto 2002

“Salve, Regina, Madre di Misericordia,

vita, dolcezza e speranza nostra, salve!”

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Giungo oggi in questo Santuario da pellegrino, come venivo quando ero bambino e in età giovanile. Mi presento dinanzi alla Madonna di Kalwaria come quando venivo da Vescovo di Cracovia per affidarLe i problemi dell’Arcidiocesi e di coloro che Dio aveva affidato alle mie cure pastorali. Vengo qui e, come allora, ripeto: Salve! Salve, Regina, Madre di Misericordia!

Quante volte ho sperimentato che la Madre del Figlio di Dio rivolge i suoi occhi misericordiosi alle preoccupazioni dell’uomo afflitto e gli ottiene la grazia di risolvere problemi difficili, ed egli, povero di forze, si riempie di stupore per la forza e la saggezza della Divina Provvidenza. Forse non lo hanno sperimentato anche intere generazioni di pellegrini che giungono qui da quattrocento anni? Certamente sì. Altrimenti non ci sarebbe stata oggi questa celebrazione. Non sareste qui voi, carissimi, che percorrete i Sentieri di Kalwaria, seguendo le orme della Passione e della Croce di Cristo e l’itinerario della compassione e della gloria della sua Madre. Questo luogo, in modo mirabile, aiuta il cuore e la mente a penetrare il mistero di quel legame che unì il Salvatore che pativa e sua Madre che compativa. Al centro di questo mistero d’amore, chi viene qui ritrova sé stesso, la sua vita, la sua quotidianità, la sua debolezza e, insieme, la forza della fede e della speranza: quella forza che scaturisce dalla convinzione che la Madre non abbandona il figlio nella sventura, ma lo conduce al suo Figlio e lo affida alla sua misericordia.

2. “Stavano presso la croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala” (Gv 19, 25). Colei che era legata al Figlio di Dio da vincoli di sangue e d’amore materno, là, ai piedi della Croce, viveva quest’unione nella sofferenza. Lei sola, malgrado il dolore del cuore di madre, sapeva che tale sofferenza aveva un senso. Lei aveva fiducia – fiducia nonostante tutto – che si stava compiendo l’antica promessa: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gn 3, 15). E la sua fiducia trovò conferma, quando il Figlio agonizzante si rivolse a lei: “Donna!”.

Poteva in quel momento, sotto la Croce, attendersi che di lì a poco, in tre giorni, la promessa di Dio si sarebbe compiuta? Questo rimarrà per sempre un segreto del suo cuore. Sappiamo, però, una cosa: Lei, la prima fra tutti gli esseri umani, compartecipò alla gloria del Figlio risorto. Lei – come crediamo e professiamo – con l’anima e il corpo è stata assunta al cielo per sperimentare l’unione nella gloria, per rallegrarsi accanto al Figlio dei frutti della Divina Misericordia e ottenerli a coloro che cercano rifugio in Lei.

3. Il vincolo misterioso d’amore. Quanto splendidamente lo esprime questo luogo! La storia afferma che agli inizi del XVII secolo Mikołaj Zebrzydowski, il fondatore del Santuario, pose le fondamenta per costruire la cappella del Golgota, sul modello della chiesa della Crocifissione di Gerusalemme. Desiderava in tal modo, sopra ogni altra cosa, rendere vicino a sé stesso e ad altri il mistero della passione e della morte di Cristo. Tuttavia più tardi, progettando la costruzione delle vie della Passione del Signore, dal Cenacolo al Sepolcro di Cristo, condotto dalla devozione mariana e dall’ispirazione di Dio volle collocare su quella via delle cappelle evocatorie degli avvenimenti di Maria. E così sono nati altri sentieri e una nuova pratica religiosa, in un certo modo, a completamento della Via Crucis: la celebrazione detta la Via della Compassione della Madre di Dio. Da quattro secoli, si susseguono generazioni di pellegrini che ripercorrono qui le orme del Redentore e di sua Madre, attingendo abbondantemente a quell’amore che resistette alla sofferenza e alla morte, e nella gloria del cielo trovò il suo coronamento.

Durante questi secoli, i pellegrini sono venuti accompagnati fedelmente dai Padri Francescani, detti “Bernardini”, incaricati dell’assistenza spirituale del Santuario di Kalwaria. Oggi voglio esprimere loro gratitudine per questa predilezione per Cristo che ha patito e per sua Madre che ha compatito; una predilezione che con fervore e dedizione riversano nei cuori dei pellegrini. Carissimi Padri e Fratelli “Bernardini”, voglia il buon Dio benedirvi in questo ministero, adesso e in futuro!

4. Nel 1641 il Santuario di Kalwaria è stato arricchito di un dono particolare. La Provvidenza indirizzò verso Kalwaria i passi di Stanisław Paszkowski di Brzezie, perché affidasse alla custodia dei Padri “Bernardini” l’immagine della Madre Santissima, già diventata famosa per le sue grazie quando si trovava nella cappella di famiglia. Da allora in poi, e particolarmente dal giorno dell’incoronazione, compiuta nel 1887 dal Vescovo di Cracovia, Albin Sas Dunajewski con il beneplacito di Papa Leone XIII, i pellegrini terminano il loro pellegrinaggio per le stradine al suo cospetto. All’inizio venivano qui da tutte le parti della Polonia, ma anche dalla Lituania, dalla Rus’, dalla Slovacchia, dalla Boemia, dall’Ungheria, dalla Moravia e dalla Germania. Si sono affezionati a lei particolarmente gli abitanti della Slesia, che hanno offerto la corona a Gesù, e dal giorno dell’incoronazione ogni anno partecipano alla processione nel giorno dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Quanto è stato importante questo luogo per la Polonia divisa dalle spartizioni! Lo ha espresso Mons. Dunajewski nel corso dell’incoronazione così pregando: “In questo giorno Maria è stata assunta al cielo ed ivi incoronata. Al ricorrere dell’anniversario di questo giorno, tutti i Santi porgono le loro corone ai piedi della loro Regina, ed oggi anche il popolo polacco porta le corone d’oro, affinché dalle mani del Vescovo siano poste sulla fronte di Maria in quest’immagine miracolosa. Ricompensaci di questo, o Madre, affinché siamo uno fra di noi e con Te”. Così pregava per l’unificazione della Polonia divisa. Oggi, dopo che essa è diventata un’unità territoriale e nazionale, le parole di quel Pastore non perdono d’attualità, ma anzi acquistano un nuovo significato. Bisogna ripeterle oggi, chiedendo a Maria che ci ottenga l’unità della fede, l’unità dello spirito e del pensiero, l’unità delle famiglie e l’unità sociale. Per questo prego oggi insieme a voi: fa’, o Madre di Kalwaria, “che siamo uno fra di noi e con Te”.

5. “Orsù, dunque, Avvocata nostra,

rivolgi a noi gli occhi Tuoi misericordiosi.

E mostraci, dopo questo esilio, Gesù,

il frutto benedetto del Tuo seno.

O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!”

Rivolgi, o Signora delle grazie, il tuo sguardo a questo popolo

che da secoli è rimasto fedele a Te e a tuo Figlio.

Rivolgi lo sguardo a questa nazione,

che sempre ha riposto la speranza nel tuo amore di Madre.

Rivolgi a noi lo sguardo, gli occhi tuoi misericordiosi,

ottienici quello di cui i Tuoi figli hanno più bisogno.

Apri i cuori dei benestanti ai bisogni dei poveri e sofferenti.

Ai disoccupati fa’ incontrare un datore di lavoro.

Aiuta coloro che sono sul lastrico a trovare una casa.

Alle famiglie dona l’amore che fa superare tutte le difficoltà.

Ai giovani addita la strada e le prospettive per il futuro.

Avvolgi i bambini con il manto della tua protezione,

perché non vengano scandalizzati.

Anima le comunità religiose con la grazia della fede, della speranza e della carità.

Fa’ che i sacerdoti ricalchino le orme del tuo Figlio nell’offrire ogni giorno la vita per le pecore.

Ai Vescovi ottieni la luce dello Spirito Santo, affinché guidino la Chiesa in queste terre

verso il Regno del tuo Figlio per una strada unica e dritta.

Madre Santissima, Nostra Signora di Kalwaria,

ottieni anche a me le forze del corpo e dello spirito,

affinché possa compiere fino alla fine la missione assegnatami dal Risorto.

A Te rimetto tutti i frutti della mia vita e del mio ministero;

a Te affido le sorti della Chiesa;

a Te consegno la mia nazione;

in Te confido e a Te ancora una volta dichiaro:

Totus Tuus, Maria!

Totus Tuus. Amen.

Parole del Santo Padre al termine della Celebrazione

Eucaristica:

Ecco che ora si sta concludendo il mio pellegrinaggio in Polonia, a Cracovia. Sono contento che il coronamento di questa visita avviene proprio a Kalwaria, ai piedi di Maria. Ancora una volta desidero affidare alla sua protezione voi qui riuniti, la Chiesa in Polonia e tutti i connazionali. Che il suo amore sia la fonte di abbondanti grazie per il nostro Paese e i suoi abitanti.

Quando ho visitato questo santuario nel 1979 vi ho chiesto di pregare per me, finché sono vivo e dopo la mia morte. Oggi ringrazio voi e tutti i pellegrini di Kalwaria per queste preghiere, per il sostegno spirituale che ricevo continuamente. E continuo a chiedervi: non cessate di pregare – lo ripeto ancora una volta – finché sono vivo e dopo la mia morte. Ed io, come sempre, ricambierò la vostra benevolenza raccomandando voi tutti a Cristo misericordioso ed a sua Madre.

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

NELLA DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 22 aprile 2001

1. “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre” (Ap 1,17-18).

Abbiamo ascoltato nella seconda lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, queste consolanti parole. Esse ci invitano a volgere lo sguardo verso Cristo, per sperimentarne la rassicurante presenza. A ciascuno, in qualsiasi condizione si trovi, fosse pure la più complessa e drammatica, il Risorto ripete: “Non temere!”; sono morto sulla croce, ma ora “vivo per sempre”; “Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente”.

«Il Primo», la sorgente, cioè, di ogni essere e la primizia della nuova creazione; «l’Ultimo», il termine definitivo della storia; «il Vivente», la fonte inesauribile della Vita che ha sconfitto la morte per sempre. Nel Messia crocifisso e risuscitato riconosciamo i lineamenti dell’Agnello immolato sul Golgota, che implora il perdono per i suoi carnefici e dischiude per i peccatori pentiti le porte del cielo; intravediamo il volto del Re immortale che ha ormai “potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,18).

2. “Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia” (Sal 117,1).

Facciamo nostra l’esclamazione del Salmista, che abbiamo cantato nel Salmo responsoriale: eterna è la misericordia del Signore! Per comprendere sino in fondo la verità di queste parole, lasciamoci condurre dalla liturgia nel cuore dell’evento di salvezza, che unisce la morte e la risurrezione di Cristo alla nostra esistenza e alla storia del mondo. Questo prodigio di misericordia ha radicalmente mutato le sorti dell’umanità. E’ un prodigio in cui si dispiega in pienezza l’amore del Padre che, per la nostra redenzione, non indietreggia neppure davanti al sacrificio del suo Figlio unigenito.

Nel Cristo umiliato e sofferente credenti e non credenti possono ammirare una solidarietà sorprendente, che lo unisce alla nostra umana condizione oltre ogni immaginabile misura. La Croce, anche dopo la risurrezione del Figlio di Dio, “parla e non cessa mai di parlare di Dio-Padre, che è assolutamente fedele al suo eterno amore verso l’uomo… Credere in tale amore significa credere nella misericordia” (Dives in misericordia, 7).

Vogliamo rendere grazie al Signore per il suo amore, che è più forte della morte e del peccato. Esso si rivela e si attua come misericordia nella nostra quotidiana esistenza e sollecita ogni uomo ad avere a sua volta «misericordia» verso il Crocifisso. Non è forse proprio amare Dio e amare il prossimo e persino i “nemici”, seguendo l’esempio di Gesù, il programma di vita d’ogni battezzato e della Chiesa tutta intera?

3. Con questi sentimenti, celebriamo la seconda Domenica di Pasqua, che dallo scorso anno, anno del Grande Giubileo, è chiamata anche “Domenica della Divina Misericordia”. Per me è una grande gioia potermi unire a tutti voi, cari pellegrini e devoti venuti da varie nazioni per commemorare, ad un anno di distanza, la canonizzazione di suor Faustina Kowalska, testimone e messaggera dell’amore misericordioso del Signore. L’elevazione agli onori degli altari di questa umile Religiosa, figlia della mia Terra, non rappresenta un dono solo per la Polonia, ma per tutta l’umanità. Il messaggio, infatti, di cui ella è stata portatrice costituisce la risposta adeguata e incisiva che Dio ha voluto offrire alle domande e alle attese degli uomini di questo nostro tempo, segnato da immani tragedie. A Suor Faustina Gesù ebbe a dire un giorno: “L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia” (Diario, p. 132). La divina Misericordia! Ecco il dono pasquale che la Chiesa riceve dal Cristo risorto e che offre all’umanità, all’alba del terzo millennio.

4. Il Vangelo, che poc’anzi è stato proclamato, ci aiuta a cogliere appieno il senso e il valore di questo dono. L’evangelista Giovanni ci fa come condividere l’emozione provata dagli Apostoli nell’incontro con Cristo dopo la sua risurrezione. La nostra attenzione si sofferma sul gesto del Maestro, che trasmette ai discepoli timorosi e stupefatti la missione di essere ministri della divina Misericordia. Egli mostra le mani e il costato con impressi i segni della passione e comunica loro: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi” (Gv 20,21). Subito dopo “alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23). Gesù affida ad essi il dono di “rimettere i peccati”, dono che scaturisce dalle ferite delle sue mani, dei suoi piedi e soprattutto del suo costato trafitto. Di là un’onda di misericordia si riversa sull’intera umanità.

Riviviamo questo momento con grande intensità spirituale. Anche a noi quest’oggi il Signore mostra le sue piaghe gloriose e il suo cuore, fontana inesausta di luce e di verità, di amore e di perdono.

5. Il Cuore di Cristo! Il suo “Sacro Cuore” agli uomini ha dato tutto: la redenzione, la salvezza, la santificazione. Da questo Cuore sovrabbondante di tenerezza santa Faustina Kowalska vide sprigionarsi due fasci di luce che illuminavano il mondo. “I due raggi – secondo quanto lo stesso Gesù ebbe a confidarle – rappresentano il sangue e l’acqua” (Diario, p. 132). Il sangue richiama il sacrificio del Golgota e il mistero dell’Eucaristia; l’acqua, secondo la ricca simbologia dell’evangelista Giovanni, fa pensare al battesimo e al dono dello Spirito Santo (cfr Gv 3,5; 4,14).

Attraverso il mistero di questo cuore ferito, non cessa di spandersi anche sugli uomini e sulle donne della nostra epoca il flusso ristoratore dell’amore misericordioso di Dio. Chi anela alla felicità autentica e duratura, solo qui ne può trovare il segreto.

6. “Gesù, confido in Te”. Questa preghiera, cara a tanti devoti, ben esprime l’atteggiamento con cui vogliamo abbandonarci fiduciosi pure noi nelle tue mani, o Signore, nostro unico Salvatore.

Tu bruci dal desiderio di essere amato, e chi si sintonizza con i sentimenti del tuo cuore apprende ad essere costruttore della nuova civiltà dell’amore. Un semplice atto d’abbandono basta ad infrangere le barriere del buio e della tristezza, del dubbio e della disperazione. I raggi della tua divina misericordia ridanno speranza, in modo speciale, a chi si sente schiacciato dal peso del peccato.

Maria, Madre di Misericordia, fa’ che manteniamo sempre viva questa fiducia nel tuo Figlio, nostro Redentore. Aiutaci anche tu, santa Faustina, che oggi ricordiamo con particolare affetto. Insieme a te vogliamo ripetere, fissando il nostro debole sguardo sul volto del divin Salvatore: “Gesù, confido in Te”. Oggi e sempre. Amen

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