La Rubrica di Patrizia de Mascellis

GENNAIO 2013

“Accoglienza e sostegno della vita: la fede in opere”

“Io vorrei aver fede, ma non ce l’ho, ci provo in tutti i modi, ma so di non avere fede”! Sono in tanti a pensarla così. Una delle frasi che si ode spessissimo quando si parla di fede nell’ambito religioso è la seguente: “magari potessi avere io la fede di questo uomo di Dio”; dicendo ciò evidenziamo una mancanza di fede “cronica” da parte nostra, contrapponendola a chi invece ha dimostrato nella vita di avere una grande fede, come se la stessa fosse intrinseca dell’uomo, già presente geneticamente dalla nascita. Questa considerazione fa parte sicuramente di un retaggio religioso sbagliato nel quale si rifugiano tutti quelli che vogliono giustificarsi della loro mancanza di fede; una sorta di falsa rassegnazione nei confronti di un destino crudele in cui manca l’elemento della fede, la quale sembrerebbe stata assegnata in modi e termini diversi per ogni singola persona.
Eppure tutti possono riceverla: ascoltando la parola di Dio. Il termine “ASCOLTARE” vuol dire: “sentire attentamente, non trattasi di atto superficiale”. Nessuno verrà giustificato per mancanza di fede, ma verrà condannato proprio per non averla cercata seriamente: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!» (Ebrei 4:7).
“Noi che viviamo la fede sappiamo che significa spalancare le porte alla presenza di Gesù. Il mondo può arrivare a conoscere il Signore attraverso il volto che la Chiesa mostra. Abbiamo una priorità: recuperare il senso del nostro Battesimo”. E’ stato un momento particolarmente coinvolgente il recente ritiro spirituale della Dives in Misericordia – tenuto dal nostro arcivescovo, S.E. mons. Luigi Moretti, di cui abbiamo citato alcuni passaggi del suo intervento – che ha invitato a vivere l’anno della fede rinnovando nella Chiesa l’energia del Concilio Ecumenico Vaticano II e ridefinendo il contenuto della stessa fede per averne una visione completa, anche grazie al Catechismo della Chiesa cattolica di cui ricorrono rispettivamente il 50° e il 20° anniversario.
Ed è su questa scia di accoglienza e forte impegno che si innesta il progetto “Famiglie in…culla” Asilo nido “Santa Faustina Kowalska” nella cattedrale di Salerno che vedrà impegnati tutti i volontari della Dives in Misericordia proprio per vivere appieno la proposta del nostro arcivescovo durante il ritiro: l’impegno a capire chi siamo in quanto proprio lì siamo chiamati a dare la nostra risposta con generosità. L’Associazione Dives in Misericordia ha accolto l’invito dell’ufficio di Progettazione sociale dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno di realizzare un asilo nido a sostegno delle famiglie con disagio economico e sociale del Centro storico di Salerno.
In piena conformità con il Piano pastorale diocesano, che invita la comunità cristiana a porsi a sostegno della famiglia, e in sinergia con la parrocchia SS. Matteo e Gregorio Magno, con la Caritas diocesana e con le Acli, il Consiglio direttivo dell’Associazione si impegna ad individuare le famiglie disagiate del territorio per poi accompagnarle e sostenerle nelle diverse difficoltà.
Le Acli interverranno nelle difficoltà lavorative. Sarà un intenso lavoro di sinergia che desidera restituire dignità alle famiglie coinvolte.
“La vostra (risposta) deve essere di aiuto a vivere meglio l’accoglienza di Dio e dell’altro – ha concluso il nostro arcivescovo – per far comprendere che con Gesù c’è salvezza”.
Patrizia de Mascellis

 

 

DICEMBRE 2012

Il mistero dell’Incarnazione di cui facciamo fortemente memoria in Avvento e a Natale si inserisce perfettamente nelle prime frasi del Credo, nelle quali si professa la fede in un Dio Padre che va a cercare l’uomo e lo incontra definitivamente nel mistero del proprio Figlio che, proprio per questo, prende la nostra natura umana. In questo orizzonte la FEDE e l’AMORE si “declinano” in senso operativo con l’ACCOGLIENZA: del Figlio di Dio che si fa carne per farsi prossimo all’uomo, delle nostre povertà per farci prossimi degli ultimi. “Chi crede: accoglie” è lo slogan di questo filo conduttore che può essere sviluppato anche nel nuovo anno già preannunciato difficile.

Il Natale se ha un senso nella nostra vita di oggi e di sempre sta proprio in questo: ridare a ciascuno di noi la gioia di vivere, la speranza che quello che verrà sarà il meglio e non il peggio. Solo Dio può riportare in equilibrio la nostra esistenza, spesso squilibrata da tanti fatti ed avvenimenti personali, familiari, nazionali, collettivi, mondiali che mettono preoccupazione e angoscia.
L’invito al coraggio, all’impegno per la costruzione di un mondo più umano, cioè più a misura d’uomo, riguarda tutti. Non dobbiamo assolutamente temere nessuno e nulla, perché la venuta del Signore nella storia di questa umanità ha cambiato radicalmente il senso della vita del mondo. Tutto possiamo vedere in termini negativi e distruttivi, come la mentalità nichilista di oggi ci induce a vedere, ma mai, in modo assoluto e definitivo, possiamo credere e ritenere per certo che per l’uomo non ci sia speranza. Al contrario la speranza cristiana ci deve aprire a una visione nuova del mondo incentrata su Dio e sul Vangelo.

Papa Benedetto XVI nel suo recente Libro-intervista “Luce del mondo” a pag.78 scrive: “Per molti, l’ateismo pratico è regola di vita. Forse, essi dicono, in tempi remotissimi qualcosa o qualcuno ha dato inizio alla terra, ma Lui non ci riguarda. Quando un simile atteggiamento spirituale diviene diffuso stile di vita, la libertà non ha più un termine di misura, e tutto è possibile e permesso. Per questo è tanto urgente che la questione di Dio torni ad essere centrale. E non si tratta di un Dio che in qualche modo esiste, ma di un Dio che ci conosce, ci parla e che poi è anche nostro giudice”.

Parole di estremo conforto per quanti, come noi, credono nella prima venuta del Signore e si preparano al suo secondo e definitivo avvento nella coscienza per cercare di essere coerenti con la propria scelta di fede, ben sapendo che il Signore rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati e libera i prigionieri. Buon Natale a tutti

Patrizia de Mascellis

 

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